UNA DINASTIA DI OREFICI

        

Nel primo decennio del 1900, Gavelli Ebe, una minuscola ma energica donna, rileva dal suo datore di lavoro (un grossista di oreficeria)  la piccola azienda di vendita al dettaglio di preziosi sita nella centrale via S.Vincenzo.

I tempi sono estremamente difficili e Gavelli Ebe, oltre a curare l’attività commerciale, deve preoccuparsi di allevare due nipoti (figli della sorella), rimasti precocemente orfani di entrambi i genitori.Il minore dei due fratelli, Ricci Edoardo, nel tempo (dopo una dura esperienza di vita,lavorando di giorno nei settori più diversi e studiando di notte per conseguire la licenza media), affiancherà la zia nella gestione del negozio, dando un impulso decisivo allo sviluppo dell’esercizio.Ricci Edoardo è il prototipo del genovese vecchio stampo: decisione, serietà, laboriosità, onestà e correttezza commerciale, oltre ad una certa spigolosità di carattere (tipicamente ligure,come l’ironia, tanto apprezzata dai clienti più affezionati), la caratterizzano e lo renderanno una figura nota e stimata nel panorama mercantile genovese.

Subentrato alla zia, ormai in età avanzata, “Duardin” (Edoardino, in gergo genovese) trova un valido aiuto nella moglie Lidia, che i meno giovani clienti ricordano con affetto per la sua giovialità, vitalità, concretezza, doti ereditate dalle radici emiliane.

Nei primi anni del 1970, la ditta Ricci Edoardo cambia ragione sociale, diventando “Ricci Edoardo & Figlio” per l’ingresso nell’azienda paterna del giovane Pierluigi.Pierluigi, oltre a continuare la tradizione commerciale della ditta Ricci, che aveva meritato la fiducia della clientela e la stima dell’ambiente della piccola imprenditoria, apporta nell’attività un afflato di creatività.

Dotato di innate capacità artistiche, Ricci Pierluigi (detto “Gigi”) ben presto si distingue per la sua capacità di lavorare l’oro e di creare oggetti di particolare originalità e ricercatezza, tanto da trasformare il piccolo negozio in un punto di riferimento per molti genovesi, amanti del gusto e dello stile nell’oreficeria.

Nella maturità “Gigi”amplia i suoi interessi artistici,scoprendo inedite materie da plasmare (la creta, la ceramica, il vetro), che gli offriranno illimitati spunti creativi.Acquisisce una tale abilità in queste tecniche da venire invitato ad esporre qualche sua opera in una importante mostra che si svolge a Como e che raccoglie le creazioni dei migliori artisti del settore a livello mondiale.

Siamo nella primavera 2004 e “Gigi” si vede riconosciuto dalla giuria internazionale della manifestazione il primo premio in creatività, per la fantasia e l’originalità della sua opera.I nuovi materiali (e le relative tecniche, che ha cura di aggiornare costantemente) gli aprono infatti inusitati orizzonti:ha l’ardire di utilizzare materiali diversi,spingendosi, con spirito pionieristico,ad abbinare la porcellana , il vetro, l’argento o l’oro, riuscendo a combinarli in creazioni raffinate ed uniche, siano essi oggetti da arredamento che monili da indossare.

Andato in meritata pensione “u baccan”(in genovese, il padrone:il quasi novantenne ma sempre pimpante Edoardo), la ditta Ricci è rappresentata da una affiatata e ben assortita squadra composta, oltre che dal “capitano” Pierluigi,dalla moglie Rosanna (che per altro da anni affianca il marito nell’attività, fornendo un essenziale contributo con la sua giocosità, amabilità, competenza, classe, buon gusto, dinamismo, saggezza), dalla figlia Simona (che ha ereditato dal padre la creatività: diplomatasi al liceo artistico, brillantemente laureatasi all’Accademia di Belle Arti, pittrice non convenzionale – per l’utilizzo nei suoi lavori di oggetti di uso comune abbinati a parti pittoriche di elevato livello tecnico, in una combinazione di piani sovrapposti che danno un effetto scenografico,scompaginando la percezione dell’osservatore – ed apprezzata ritrattista, Simona si dedica anche alla progettazione di gioielli, che stupiscono per inventiva e capacità tecnica).

Dal di lei marito Mario Gabriele ( che ha apportato nell’attività la sua versatilità nei lavori manuali, la sua precedente brillante esperienza – tanto da meritare dalla Federazione Nazionale Preziosi il primo premio come giovane rappresentante orafo / argentiero dell’anno 2000 per l’area nord-di rappresentante orafo, la passione per le gemme, interesse per il settore dell’orologeria, la sua predisposizione per l’informatica, qualità che ha portato all’allestimento del presente sito; Mario segue il filone creativo della ditta, dedicandosi alla creazione di preziosi unici, prodotti con la tecnica della “cera a perdere” e realizzati ispirandosi agli elementi della natura; l’ambizione di Mario è quella di riuscire a creare monili artistici in modo di consentire a chiunque di appagare l’inclinazione, innata nell’uomo, di adornare il corpo nella ricerca della bellezza in senso astratto, che è poi la qualità di appagare l’animo attraverso i sensi,diventando oggetto di contemplazione).

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